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Vedo che si sta facendo molto largo l’idea che l’intelligenza artificiale possa “fare formazione”. Script di corsi, domande quiz, titoli per moduli, persino obiettivi formativi… tutto sembra generabile in pochi minuti. E in buona parte sì, è vero. Ma chiediamoci:

  • chi progetta davvero?
  • Chi tiene insieme obiettivi, contenuti, sequenze, strumenti e persone?
  • Chi garantisce che ciò che l’AI propone sia formativo e non solo formalmente ben costruito?
  • Chi raccoglie e valorizza la dimensione qualitativa dell’esperienza di insegnamento-apprendimento?

L’intelligenza artificiale generativa offre un potenziale enorme: può velocizzare fasi produttive, offrire alternative stilistiche, sintetizzare contenuti e via dicendo. È una risorsa concreta. Ma come ogni risorsa potente, va guidata e conosciuta! Non basta “creare un corso con ChatGPT” per aver fatto un buon corso. Il rischio non è solo la superficialità, è altresì la perdita di senso, di direzione, di intenzionalità formativa. Si necessita di un tappeto pedagogico di base, su cui posare tutti gli elementi fondanti e propri di un corso, in presenza, blended o full-online che sia. Richiamo l’idea di Marguerite Altet (1996), cioè progettare non significa solo organizzare contenuti, ma mediare tra saperi, contesti e soggetti. E la mediazione, per ora, non è compito dell’intelligenza artificiale. È responsabilità di chi progetta, umana.

 

Assistente sì, ma regista no!

Marco, ma tu usi l’AI? Beh, sì, ovvio! Mai detto di essere contrario. Però non le delego mai la regia pedagogica del percorso. Perché l’AI può aiutarmi a costruire una mappa. Ma sta a me decidere dove portare chi apprende. Questo è il cuore della progettazione e soprattutto della conduzione.

Metterci del nostro è FONDAMENTALE, per diverse ragioni. A sostegno di ciò, come da alcuni studi sta emergendo (MIT, 2025) – reperibili ad esempio sul sito del progetto “Brain on LLM” – delegare troppo all’IA non è salutare. Lo studio qui citato ha analizzato l’impatto cognitivo dell’uso di ChatGPT (LLM) nella scrittura di saggi in contesto educativo, confrontandolo con l’uso di un motore di ricerca e del solo pensiero (senza strumenti). Usando EEG, analisi NLP e interviste, è emerso che chi scriveva solo con il cervello attivava reti neurali più forti e mostrava maggiore coinvolgimento cognitivo. Al contrario, l’uso di LLM riduceva l’attivazione cerebrale, la capacità di ricordare quanto scritto e il senso di proprietà del testo. I risultati suggeriscono che l’uso prolungato degli LLM può compromettere le abilità cognitive legate all’apprendimento. Ok, va detto che lo studio è preliminare e non ancora peer-reviewed, ma ci dà comunque un utile elemento di riflessione.

 

Possiamo collaborare…

Per un’integrazione efficace, e una progettazione formativa più attenta, posso affiancare team HR, formatori e aziende, o anche scuole, che vogliono integrare l’AI nei loro percorsi di formazione, ma in modo critico, consapevole e strategico. La ratio pedagogica, insomma; non estremismi in un senso o in un altro; o la amo e le delego tutto (all’AI), o la odio perché mi ruberà il lavoro. NO! Cerchiamo di tracciare e navigare una rotto precisa in questo mare in tempesta, senza finire facilmente arenati sull’una o l’altra spiaggia.

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